Coppa dei Campioni 1964-65: il bis del Real Madrid e la semifinale di Varese

L’ottava edizione della Coppa dei Campioni riallarga il proprio parco-squadre a 25 e conferma, questa volta sul campo, la superiorità del Real Madrid rispetto all’élite del blocco sovietico che aveva dominato la scena nei primi 6 anni della competizione.

L’Italia partecipa per la seconda volta nella storia con la Pall. Varese, targata Ignis, fresca della conquista del suo secondo scudetto. La squadra gestita dal presidente Edoardo Bulgheroni conferma coach Vittorio Tracuzzi in panchina, ingaggia da Biella il pivot Ottorino Flaborea, prende in prestito dalla Robur et Fides (il secondo team della città) il giovane Aldo Ossola, e introduce la figura dello “straniero di Coppa”, firmando l’esterno italo-americano Anthony “Tony” Gennari (35esima scelta al draft 1964 dei New York Knicks ma mai sceso in campo in NBA) come giocatore aggiuntivo per il torneo internazionale: il regolamento FIP dell’epoca, infatti, non permette il tesseramento di giocatori extracomunitari per il campionato italiano.

Turno preliminare

La Ignis Varese 1964-65

Il primo turno prevede un accoppiamento morbido per Varese, destinata ad affrontare la formazione marocchina (al tempo sotto l’egida della FIBA Europe) dell’Asfa Rabat. La Ignis si aggiudica la gara d’andata in Africa per 99-76 con i primi squilli di Tony Gennari (top-scorer a quota 22 punti) e passeggia nella partita di ritorno per 112-58, con 26 punti di Giovanni Gavagnin e 19 di Ottorino Flaborea.

Negli altri accoppiamenti spicca la vittoria schiacciante della squadra islandese dell’Íþróttafélag Reykjavíkur sui nordirlandesi del Celtic Belfast, tenuti a soli 17 punti nella gara d’andata (5 in tutto il primo tempo).

  • Íþróttafélag Reykjavíkur (ISL) – Celtic Belfast (NIR) 134-64 (71-17, 63-47)
  • University of London (GBR) – Asvel Villeurbanne (FRA) 106-165 (66-74, 40-91)
  • Alemannia Aachen (GER) – Budapest Honvéd (HUN) 117-153 (51-70, 66-83)
  • Asfa Rabat (MOR) – Ignis Varese (ITA) 134-211 (76-99, 58-112)
  • Etzella Ettelbruck (LUX) – Antwerpse (BEL) 104-179 (52-80, 52-99)
  • Maccabi Tel Aviv (ISR) – AEK Atene (GRE) 127-131 (74-67, 53-64)
  • Alvik Stoccolma (SWE) – Wolves Amsterdam (NED) 155-149 (82-84, 73-65)
  • Handelsministerium Vienna (AUT) – Chemie Halle (GER) 135-135 (76-63, 59-72) / tie-break: Halle-Vienna 63-59
  • Galatasaray Istanbul (TUR) – Lokomotiv Sofia (BUL) 205-115 (127-53, 78-62)
  • Kisa-Toverit Helsinki (FIN) – Gladsaxe Copenhagen (DEN) 205-115 (127-53, 78-62)

Ottavi di finale

Dopo il facile esordio, Varese si trova un avversario di ben altra caratura negli ottavi di finale. L’urna estrae gli ungheresi del Budapest Honvéd, e nella gara d’andata del 7 gennaio 1965 arriva una sconfitta bruciante per 84-74 nonostante un vantaggio di cinque lunghezze tenuto all’intervallo dalla squadra azzurra (non bastano i 18 punti di Tony Gennari e i 14 di Giovanni Gavagnin). Una settimana dopo, il 14 gennaio 1965, Varese riesce però nell’impresa di ribaltare la differenza canestri in casa, trionfando per 67-56: Giambattista Cescutti detta il passo con 20 punti, seguito dai 17 di Tony Gennari.

Gli jugoslavi dell’OKK Belgrado, invece, si sbarazzano degli svedesi dell’Alvik Stoccolma dilagando nella partita casalinga di ritorno per 155-57: quella sera, Radivoj Korać, leggenda del basket europeo passato anche in Italia con la maglia del Petrarca Padova a fine carriera, realizza 99 punti, un record ancora imbattuto nella massima competizione continentale. Suo malgrado, viene tenuto in panchina negli ultimi minuti della gara, a risultato ormai ampiamente acquisito, e non ha la possibilità di infrangere il primato di 100 punti totalizzato da Wilt Chamberlain tre anni prima in NBA.

Nel frattempo, dopo aver ridicolizzato il Celtic Belfast, sono proprio gli islandesi dell’Íþróttafélag Reykjavíkur a macchiarsi della seconda figuraccia del torneo: nella gara di ritorno contro i francesi dell’Asvel Villeurbanne incassano una sconfitta epocale, realizzando soltanto 19 punti.

  • Budapest Honvéd (HUN) – Ignis Varese (ITA) 140-141 (84-74, 56-67)
  • Íþróttafélag Reykjavíkur (ISL) – Asvel Villeurbanne (FRA) 61-158 (42-74, 19-84)
  • Antwerpse (BEL) – AEK Atene (GRE) 141-157 (71-72, 70-85)
  • Alvik Stoccolma (SWE) – OKK Belgrado (YUG) 147-291 (90-136, 57-155)
  • Chemie Halle (GER) – Spartak Brno (CZE) 142-155 (76-82, 66-73)
  • Lokomotiv Sofia (BUL) – Wisla Cracovia (POL) 133-143 (79-61, 54-82)
  • Kisa-Toverit Helsinki (FIN) – Real Madrid (SPA) 151-206 (100-109, 51-97)

Quarti di finale

Varese prosegue il cammino europeo incrociando quello dei cecoslovacchi dello Spartak Brno, finalisti nella stagione precedente. Ne esce un’altra serie tiratissima. La Ignis vince la partita d’andata in casa per 90-84, grazie a una serata magica di Tony Gennari (42 punti) e sopravvive nella difficilissima trasferta a Brno cadendo 72-67 e salvando la differenza canestri per un solo punto. Ancora una volta, Tony Gennari è decisivo con 31 punti.

  • Asvel Villeurbanne (FRA) – Real Madrid (SPA) 130-167 (65-83, 65-84)
  • AEK Atene (GRE) – OKK Belgrado (YUG) 169-179 (85-78, 84-101)
  • Ignis Varese (ITA) – Spartak Brno (CZE) 157-156 (90-84, 67-72)
  • Wisla Cracovia (POL) – CSKA Mosca (URSS) 122-162 (62-68, 60-94)

Semifinali

Per la seconda volta consecutiva nella storia, una squadra italiana raggiunge le semifinali della Coppa dei Campioni (l’anno precedente, Milano si era arresa al Real Madrid, poi vincitore del torneo). Varese affronta la formazione sovietica del CSKA Mosca, campione nel 1963 prima del forfait della stagione successiva che aveva spalancato le porte al successo dei blancos. Si tratta di un’altra serie durissima, ma Varese, che era riuscita a superare i due turni precedenti con un solo punto di vantaggio nella differenza canestri, non è così fortunata contro una delle corazzate più inattaccabili del continente. Il 10 marzo 1965, la Ignis cade in casa per 57-58 (19 punti di Tony Gennari, 16 di Giambattista Cescutti) e si arrende ancora di misura otto giorni dopo a Mosca, 69-67 nonostante i 30 punti di Gennari.

  • Real Madrid (SPA) – OKK Belgrado (YUG) 180-174 (84-61, 96-113)
  • Ignis Varese (ITA) – CSKA Mosca (URSS) 124-127 (57-58, 67-69)

Finale

I Real Madrid, campione d’Europa 1964-65

CSKA Mosca e Real Madrid si ritrovano in finale a due di distanza da quella serie epica che si risolse soltanto con la partita di spareggio dopo la perfetta parità accumulata nelle prime due gare. Questa volta, però, è un Real più forte ed esperto, capace di imporre sul campo la crescita vissuta negli ultimi mesi. Nella gara d’andata, disputata l’8 aprile 1965 allo Sportivnij Palas di fronte a 15.000 persone, il CSKA vince 88-81 con 22 punti di Gennadij Volnov, ma cinque giorni dopo, il 13 aprile 1965, il Frontón “Fiesta Alegre” di Madrid è teatro della grande impresa della squadra blanca. Con una attenta strategia difensiva volta a togliere dal gioco il centro Armenak Alachachian, il Real Madrid pareggia la differenza canestri già all’intervallo (36-29) e i problemi di falli di Gennadij Volnov, costretto ad abbandonare il terreno di gioco a inizio ripresa, spianano la strada al secondo titolo europeo consecutivo grazie al netto successo per 76-62. Emiliano Rodriguez brilla realizzando 24 punti, seguito dai 18 di Clifford Luyk e dai 16 di Bob Burgess.

  • CSKA Mosca (URSS) – Real Madrid (SPA) 150-157 (88-81, 62-76)

scritto da Daniele Fantini

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