Messina vs Trinchieri: la sfida tattica tra Olimpia Milano e Bayern Monaco

Il 2-2 che ha portato la serie playoff tra Milano e Bayern alla “bella” è cresciuto su una partita a scacchi di altissimo livello tra coach Ettore Messina Andrea Trinchieri. Le prime quattro gare dei playoff e, più in generale, lo stesso record con cui entrambe hanno chiuso la regular season (21-13), ci raccontano di due squadre sostanzialmente equivalenti, con il piano tattico come grande discriminante, assieme ad esperienza (pro-Milano) e intangibles (pro-Bayern), per spezzare gli equilibri di base.

Front-court: il vantaggio del Bayern sotto i tabelloni

La battaglia più dura si sta giocando sotto i tabelloni, dove il Bayern può schierare una batteria di lunghi più fisica e atletica e, soprattutto, dotata di maggiori qualità e alternative in attaccoKaleb Tarczewski Leon Radosevic si stanno annullando a vicenda per caratteristiche fisiche e tecniche, e la tendenza di entrambe le panchine punta ad accoppiare il centro di peso avversario con un giocatore più atletico e rapido, situazione molto evidente in gara-3, dove il Bayern ha trovato grande vantaggio quando Messina ha inserito la coppia Tarczewski-Evans in vernice. Jalen Reynolds, protagonista di una regular-season straordinaria chiusa a oltre 14 punti di media a partita, sta soffrendo la marcatura di Kyle Hines anche e soprattutto sul piano psicologico, ma il Bayern sta trovando in James Gist JaJuan Johnson due ottime alternative per punire vicino a canestro: tutti i lunghi di Trinchieri hanno capacità di creare in post-basso e di colpire dalla media distanza, costruendo situazioni complesse per la difesa dell’Olimpia, costretta a sbilanciarsi in raddoppi con pre-rotazioni in post-up e a inseguire i pop di Gist in post alto e di Johnson nel mezzo angolo, le loro “mattonelle” preferite.

Le numerose alternative del Bayern non sono controbilanciate dalle qualità del front-court dell’Olimpia, più “povero” a livello offensivo. Kaleb Tarczewski Jeremy Evans sono due giocatori innescabili sostanzialmente in situazioni di alley-oop, che il Bayern sta togliendo sistematicamente con ottimi cambi difensivi imbrigliando i costruttori di gioco sul perimetro, e la timidezza cronica di Jeff Brooks Kyle Hines (straordinario creatore di gioco secondario con quel suo classico movimento di short roll, ma poco incline a guardare il canestro) rende Zach LeDay l’unica vera punta vicino a canestro. Non a caso, le due sconfitte di Milano sono coincise con le due gare più appannate dell’ex-Zalgiris.

Situazione molto equilibrata anche nei tweener, dove entrambe le squadre possono adottare un assetto più leggero e perimetrale schierando rispettivamente Vlado Micov/Gigi Datome Paul Zipser da 4 tattici. Zipser è stato il mattatore di gara-4, indovinando una delle sue migliori partite della stagione, mentre Milano ha problemi di calo fisico dei suoi grandi veterani. Micov deve ancora entrare nella serie smaltendo le scorie di una stagione tremendamente sfortunata, ma Datome ha lanciato segnali di ripresa nelle ultime due gare, con presagi positivi per la partita decisiva del Forum.

Back-court: il vantaggio potenziale per Milano sul perimetro

Scacchiera intricata anche sul perimetro, ma probabilmente con vantaggio potenziale per Milano a patto che riesca ad innescare le sue bocche da fuoco come fatto nei momenti migliori della stagione. Anche senza l’infortunato Nick Weiler-Babb, la difesa del Bayern è molto solida e capace di togliere aria e spazi sul perimetro a un’Olimpia che ha sempre fatto del tiro da tre punti la sua arma principale in stagione: la percentuale dall’arco di Milano è crollata dal 41.6% dalla regular-season (seconda miglior squadra del torneo dopo lo Zalgiris) a un modesto 33% nei playoff (30/91 complessivo).

Il duello tra Malcolm Delaney Wade Baldwin è affascinante, con la sfida tra i due cervelli ma anche migliori difensori sul pallone per entrambe le squadre. Milano ha la possibilità di creare una mini-staffetta su Baldwin sfruttando Shavon Shields, jolly difensivo sul perimetro, a patto di avere un uomo di fisico da accoppiare comunque a Vladimir Lucic, vero leader tattico offensivo del Bayern, ma il vero vantaggio, che nelle ultime due gare non si è concretizzato, è quello che dovrebbe emergere nel secondo quintetto tra Sergio Rodriguez Zan Sisko. Il Chacho, appannatissimo nelle due trasferte in Baviera, non è riuscito né a incidere come spacca-partite dalla panchina ma nemmeno a opporre resistenza a un avversario che ha dato tanta qualità in regia in alternativa a Baldwin. Assieme a Rodriguez resta l’incognita Kevin Punter: Milano ha in lui un potenziale trascinatore di qualità e carisma molto superiori all’erratico DJ Seeley, ma nelle due sconfitte di Monaco non è riuscito a innescarlo a dovere.

scritto da Daniele Fantini